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venerdì, 08 febbraio 2008
 

almeno è indaco

Almeno è indaco, non bianco. Qualcosa di straordinariamente diverso dal sonnacchioso blocco sporco che solitamente spunta dalla sua finestra. Sente parlare di vendita del magenta. Qualcuno si è inventato il brevetto per una particolare tonalità di magenta. Ogni volta che il colore viene utilizzato bisogna pagare. L'avvicinamento al modello proposto da certi romanzi alla moda, roba spaventosa capace di inselvatichire e far fuggire il futuro. Certe volte pensa al futuro come a una scatola  piena di latta. Mica immagina scatole di latta come archivi della memoria, decorazioni ossidate e giri di perle, no, no, figuriamoci. E' proprio il futuro in persona ad avere questo aspetto apparentemente nostalgico. Il futuro quello vero, quello delle abusate tute metalliche.
Una volta fumava. Fumava sigarette al mentolo, proprio come le donne. Anche il modo di fumare delle persone è cambiato.

Adesso torna vicino alla finestra e si muove come davanti a un televisore al plasma che trasmette un poliziesco anni settanta. Ha la faccia curiosa, ma con quel ghigno di burla insipiente, di superamento tecnologico a oltranza. Ride sempre davanti alla parola canovaccio. Adesso pensa ancora alla faccenda del fumo. Potrei giurarci. A un certo punto la gente ha smesso di tenere la sigaretta proprio all'inizio della separazione fra indice e medio. A un certo punto non ha più visto prendere le boccate in modo violento, con il vento fra i capelli e la mano tremolante.

pressofuso e brunito da mrka | 00:30 | commenti (2)


lunedì, 04 febbraio 2008
 


pressofuso e brunito da mrka | 15:40 | commenti


sabato, 26 gennaio 2008
 

All'improvviso tutto inizia ad accadere di nuovo

Attraverso la finestra non molto accuratamente pulita guarda la città dall'alto. E' una finestra al quarantamillesimo piano di una città inutilmente popolata, mediamente al nord. L'inverno sta arrendendosi all'inquinamento ed un paio di centinaia di metri più in basso una nebbia color topo avvolge l'universo.
Sta lì appoggiato al bancone della cucina, sui gomiti, guardando fuori. E' sabato, oggi non si lavora.
I gomiti non sono fatti per appoggiarci sopra un quintalotto di ossa e sangue, ed iniziano a dolere, ricordandogli che bisognerà pur fare qualcosa. Nutrirsi, fare una doccia.
Accende l'aradio, sul canale nazionale, dove un'intervistatrice intervista con voce chioccia e i congiuntivi sbagliati un ex ministro del defunto governo di centro destra liberal socialista che si è schierato apertamente con un candidato ministro del centro sinistra social liberale, con forti spinte ambientaliste.
Sta affermando che sì, appoggerà un eventuale governo favorevole al dialogo con le destre ma chiuderà in caso di apertura alle pulsioni nazionaliste.
L'intervistatrice conclude passando la linea alle previsioni del tempo.
E' mattina inoltrata, il cielo ha un innaturale colore indaco, come se al negozio dei colori avessero rovesciato le latte di ciano pantone 286.
Si sgratta via dagli occhi la notte poco dormita e tutti gi aghi di pino rimasti conficcati nelle palpebre con un gesto infastito. Il telefono bramisce un Breve Messaggio di Testo, con un lampo biancastro. Alza appena il sopracciglio per leggere, di malavoglia.
Dice: Sei troppo stupido per capire, o forse sono troppo stupida io per spiegare. Ma credimi, è meglio così.

Tasto cancella. Il sospiro è una specie di gemito schiacciato tra le mucose e i muscoli, doloroso come una infarto al miocardio, e tutto colorato. Meglio mi faccia un caffè, pensa.

Sciabatta verso il piano cottura, con il sacchetto dell'insalata in mano. Caffè e insalata verde, gli pare una soluzione piuttosto congrua alla discarica che gli monta addosso. Un bel caffè senza zucchero e una insalatina condita poco.
Rovescia la lattuga riccia in un recipiente sbeccato, con una lunga crepa nera sottile. Dovrà decidersi a gettarlo, prima o poi. Guarda tra le foglioline. Qualcosa.

All' aradio passano la linea ad un esperto vulcanologo, dice che è un evento storico, epocale, e gonfia la sua prosa di superlativi.

Tra le foglie di lattuga riccia si muove, il timido animale. Pensa: un gasteropode, se dovesse impressionare qualcuno con le parole difficili. Invece è una mansueta lumaca. Si muove con calma estroiettando uno alla volta i cornini, tumidi ed umidi. Si porta dietro una piccola chiocciola, stupefacente disegno di inconcepibile imperfezione, piano. La osserva, si muove proprio piano. Tra le dita si ritira in casa, timorosa. Poi piano piano rimette fuori la testa, che male potrà mai avvenirle, con tutta quella corazza.

Il vulcanologo la sta tenendo lunga con i bradisismi, e la faccenda "storica, epocale" è che l'isola Ferdinandea ha rimesso fuori la testa. La lumaca rimette fuori la testa.

Rimettere fuori la testa.

Senza attendere oltre. Infila la lumaca in una scatola di pastiglie Leone, butta due paia di mutande in una borsa e spegne l'aradio e la moca del caffè. L'isola Ferdinandea, dice, rimettiamo fuori la testa.

pressofuso e brunito da appuntidigola | 08:48 | commenti (1)